Filippo Pacini

“era Filippo PFilippo Paciniacini alto della persona, ben dritto …, aveva spaziosa e calva la fronte, lievemente rosee le guance, poche le rughe …, occhi vivaci, penetranti, vestiva semplicemente, aveva facile e convincente il parlare. Di modi affabile, (sic) franchi, diverso dalle parole non era il pensiero”.

Veniva così descritto l’anatomista e patologo italiano Filippo Pacini da Aurelio Bianchi (giornalista pubblicista del tempo).

 

 La vita di Filippo Pacini

Filippo Pacini nasce a Pistoia il 25 Maggio 1812 da una famiglia di basso ceto sociale. Da ragazzo entra in seminario e poi alla Sapienza (Liceo Forteguerri). All’età di 18 anni accede all’antica Scuola Medica pistoiese (presso il nostro ospedale del Ceppo chiamato allora Imperiali e Regi Spedali Riuniti).

Filippo Pacini già in giovane età seppe distinguersi dagli altri studenti tanto che nel 1831 riuscì ad identificare i corpuscoli tattili, riferendolo alla Società Medica di Firenze nella seduta del 22 Novembre 1835 anche se pubblicò la notizia solo nel 1840 (i corpuscoli furono chiamati “corpuscoli del Pacini”, più precisamente “Pacinischen Körperchen”).

Dato che la Scuola Medica pistoiese era in fase di soppressione (a causa del poco frequenta mento) Filippo Pacini decise di andare a studiare all’università di Pisa. Si laureò a Pisa in Medicina il 5 Giugno  1839 e successivamente in Chirurgia l’11 Giungo 1840. Il 20 Settembre dello stesso anno ottenne l’incarico di Dissettore di Anatomia comparata nel Museo di Storia naturale.

Nel corso dei suoi studi fu aiutato dal pistoiese Filippo Calvini, che era stato suo maestro a Pistoia e dal 1834 anatomico in Pisa e da Niccolò Puccini che gli consentì l’uso del potente microscopio “Amici” di sua proprietà.

Poco tempo dopo la laurea in Chirurgia fu nominato pubblico professore di Anatomia descrittiva al Liceo di Firenze e di Anatomia pittorica all’Accademia di Belle Arti con insegnamento nell’Arcispedale di S. Maria Nuova. Il 25 Febbraio 1840 ebbe la cattedra di Anatomia sublime e delle regioni.

Nel corso delle sue ricerche Filippo Pacini fu contestato e non riconosciuto. Dovette perfino sostenere una lotta, a Firenze, per la proprietà del microscopio da lui ideato. Inizialmente gli fu proibito di portarselo con sé a Pisa, nel 1853 ottenne il concesso per un anno. Un altro esempio di vero e proprio accanimento contro il Pacini ebbe luogo nel 1854 quando vide per la prima volta i vibrioni del colera e ne elaborò degli studi e dei calcoli. Questa scoperta gli portò soltanto l’ostilità e l’invidia della Facoltà.

Filippo Pacini morì l’8 Luglio 1883 a Firenze. Dopo la sua morte i suoi studi furono pubblicamente riconosciuti, spesso con ipocrite manifestazioni di cordoglio e attestati di stima.


Ricerche e scoperte scientifiche di Filippo Pacini

Le prime ricerche di Filippo Pacini sono state effettuate a Pistoia nella Villa di Scornio, di proprietà di Niccolò Puccini. Nel 1835 in una seduta, mostrò ai membri della Società Medico-Fisica Fiorentina, un’illustrazione dove descriveva la scoperta dei corpuscoli dei nervi digitali che attualmente sono chiamati col suo nome.

Quando iniziò a lavorare a Pisa pubblicò molti studi di anatomia microscopica, riguardanti i “pesci elettrici” (la torpedine e il gimnoto). In seguito compì diversi studi riguardo all’anatomia della retina e alla meccanica dei muscoli intercostali. Terminò le sue ricerche con i processi di osmosi e di assorbimento che coinvolgono l’organismo.

Filippo Pacini rvibrione-del-coleraiuscì a dimostrare la presenza di numerosissimi elementi, chiamati “vibrioni”, all’interno della muscolatura intestinale. Pacini intuì che la colpa del della pandemia di colera scoppiata a Firenze nel 1854 fosse dovuta al contagio dei “vibrioni” da lui scoperti. Nel 1867 sviluppò un metodo che permetteva una sorta di respirazione artificiale. Questo studio poneva le sue fondamenta sulla mobilizzazione ritmica degli arti superiori nel paziente privo di coscienza. Secondo il Pacini, serviva per far “resuscitare” le persone in asfissia o avvelenate da narcotici.

Nonostante i successi che ottenne con le sue ricerche, l’importanza di Pacini non venne mai riconosciuta nel periodo a lui contemporaneo. I suoi enormi sforzi in ambito scientifico furono riconosciuti solo dopo la sua morte.

Un pensiero riguardo “Filippo Pacini

  • dicembre 2, 2017 in 9:52 pm
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    All’inizio dell’articolo viene riportata una descrizione dell’aspetto fisico di Filippo Pacini, attribuita ad Aurelio Bianchi, definito “giornalista pubblicista dell’epoca”. Poichè non viene citata la fonte, non so se si tratti di un caso di omonimia o di un errore di identificazione: comunque sia, l’Aurelio Bianchi storicamente più legato alla figura di Filippo Pacini fu un suo allievo, divenuto a sua volta medico, che iniziò la carriera a Firenze come aiuto alla clinica di medicina generale per diventare poi Professore di Patologia presso l’Università di Parma. Profondamente legato al suo maestro, alla sua morte andò alla ricerca dei suoi manoscritti, che recuperò e donò alla Biblioteca Nazionale, non senza curarne e pubblicarne il Catalogo sotto il titolo “Relazione e catalogo dei manoscritti di Filippo Pacini esistenti nella R. Biblioteca nazionale centrale di Firenze”. Aurelio Bianchi è anche legato alla famiglia Pacinotti, in quanto cognato dell’inventore della “macchina dinamo-elettrica ad elettrocalamita trasversale” nota come anello di Pacinotti. Nella villa dei Pacinotti a Caloria (località poco distante da Pistoia, posta sul colle di Montecuccoli, su cui si erge la pieve di Valdibure) è conservata una copia dell’attestato di ringraziamento che il Ministero della Pubblica Istruzione inviò al Bianchi per aver stilato la Relazione ed il Catalogo dei manoscritti inediti di Filippo Pacini, oltre ad altre testimonianze relative ad Aurelio Bianchi, tra cui un ventaglio dipinto per mano dello stesso con dedica alla sorella Matilde, andata sposa ad Angelo Pacinotti, fratello di Antonio.

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