Cino da Pistoia

Cino da Pistoia (Pistoia,1270-Pistoia,1336), abbreviazione di Guittoncino di ser Francesco dei Sigibuldi è stato un poeta e giurista dell’Italia medievale.

Cino da PistoiaLa nobile famiglia dei Sigibuldi era schierata con la fazione dei guelfi neri pistoiesi; la divisione tra guelfi neri e bianchi accadde proprio a Pistoia alla fine del 1200. Questa divisione fu sancita da un litigio all’interno della famiglia pistoiese dei Cancellieri: i cugini Carlino di messer Gualfredi (di parte bianca perché era più vecchio e iniziava ad avere i capelli bianchi) e Dore di messer Guglielmo (di parte nera perché più giovane) litigarono per un futile motivo fino ad arrivare alla divisione della città in guelfi bianchi, filopapali, e in guelfi neri, filoimperiali.

Nel 1300 Cino venne mandato dalla famiglia a studiare Diritto all’Università di Bologna dove rimase fino al 1303, l’anno in cui fu esiliato da Pistoia per la vittoria dei guelfi bianchi fino al 1306. Riuscì a ritornare a Pistoia dopo la sconfitta dei bianchi e anche grazie all’aiuto della famiglia Malaspina, la famiglia della Lunigiana che proteggeva nei suoi feudi il grande amico di Cino, Dante.

Una volta rientrato a Pistoia Cino lavorò come giudice. Come Dante, Cino si entusiasmò nel momento in cui Arrigo VII scese in Italia, per il quale svolse incarichi politici mirati alla restaurazione del potere imperiale in Italia che era sempre più soffocata dalla potenza del papa. Collaborò anche con Ludovico di Savoia nel momento in cui divento senatore di Roma e alla morte di Arrigo VII si ritirò dalla carriera politica e si dedicò alla letteratura.

Dal 1321 al 1333 Insegnò diritto in diverse Università italiane, tra cui Siena, Perugia e Napoli, città in cui incontrò Giovanni Boccaccio.

Cino da Pistoia è considerato uno dei capostipiti della cosidetta “Scuola dei commentatori” italiana: durante gli anni in cui prestava servizio a Arrigo VII scrisse la Lectura Super Codicem un commento molto dettagliato e completo al Codice Giustinianeo e le Additiones basate sulle glosse di Accursio, spiegazioni di parole molto complicate con termini che erano alla portata di tutti. All’interno di queste opere emerge molto spesso il suo pensiero politico, nella Lectura Super Codicem esprime la sua fase ghibellina e in opere successive invece si nota un graduale avvicinamento al guelfismo.

Per quanto riguarda la letteratura, Cino anche nel trecento inoltrato continua a riproporre i temi principali dello Stil novo tendendo però sempre di più a un tono sentimentale e quasi patetico che lo porterà a essere uno degli anticipatori di un genere già quattrocentesco: il lamento; compose infatti due compianti, uno per la morte di Arrigo VII e l’altro per la morte del suo grande amico Dante che lo ricorda infatti nel De Vulgari Eloquentia come uno dei massimi lirici d’amore. Cino esercitò un importante ruolo di mediazione tra la letteratura stilnovista fiorentina e l’esperienza poetica di Petrarca.

“Amor, ad esser micidial piatoso

t’invita il mio tormento:

secondo c’ho talento,

dammi di morte gioia,

che ne vada lo spirito a Pistoia.”

 

Ecco un estratto della poesia “La dolce vista e’l bel guardo soave” di Cino in cui viene citata la città di Pistoia. Questa canzone contenuta nelle Rime ha un tono molto doloroso dovuto alla separazione dalla donna amata e soprattutto dall’esilio dalla città natale.

Al poeta è stata dedicata anche una via all’interno di Pistoia, Via Cino Da Pistoia è una via del centro storico che collega Corso Gramsci a Via Cavour.

Curiosità: nel Luglio del 2005 è stato nominato in onore di Cino da Pistoia un asteroide che adesso porta il nome di 36446 CINODAPISTOIA.

Opere: Rime e LECTURA SUPER CODICEM.

 

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